Giona il serpente

scritto da Barbara.18
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Autore del testo Barbara.18

Testo: Giona il serpente
di Barbara.18

Giona, detto serpente. 
Era un tipo viscido e non aveva scrupoli, si diceva. Lui rideva quando glielo dicevano e rispondeva che la vita gli somigliava, era viscida e senza pietà come lui, perciò bisognava adattarsi. 
E la vita gli veniva bene, a Giona il serpente. Era un uomo d'affari, più o meno puliti ma sempre azzeccati. Lucrava sulle disgrazie altrui.
Qualcuno doveva vendersi anche le mutande perché aveva bisogno di soldi? E lui le comprava per quattro spiccioli e le rivendeva al doppio del prezzo. 
A volte prestava anche soldi con interessi che, diceva, non erano poi tanto più alti delle banche, ma non era un vero strozzino, non usava mai la violenza: stava attento a non andare oltre lo steccato.
Piano piano si era fatto il suo bel gruzzoletto e campava piuttosto bene, senza rimorsi né rimpianti.
Gli mancava solo una moglie, una bella donna da portare in giro come un trofeo.
Ne aveva avute tante, di belle donne, tutte trattate da principesse e lasciate con liquidazioni da gran signore, e gioielli per ricordo.
Nessuna gli aveva mai veramente fatto battere il cuore duro che aveva, tranne forse l'ultima, una biondina slavata con gli occhi di ghiaccio che pareva una santa e si chiamava Chiara.
Chiara non l'aveva lasciata, ad un certo punto e chissà perché era sparita senza lasciare nemmeno un biglietto. L'aveva cercata per un po', poi si era rassegnato, non era uomo da far vedere che ci lasciava l'anima sulla perdita di una donna. 
Dopo due mesi era ricomparsa, con l'aria afflitta di chi ne ha passate tante. 
Quando le aveva chiesto dov'era andata, lei aveva farfugliato scuse alle quali lui aveva fatto finta di credere perché, anche se non lo voleva confessare, anche se aveva pensato tante volte che dopo quell'abbandono non la voleva più vedere, moriva dalla voglia di tornare con lei ed era disposto a dimenticare. 
Lei sembrò felice di tornare a casa, e chissà dov'era stata con quel muso da gatta furba e la voce come il miele.
"Forse è una pazza" diceva il suo braccio destro, ma Giona non ascoltava, voleva solo lei e gli sembrava di essere lui il vero pazzo proprio perché la voleva ancora, e perché lui non era tipo da farsi tirare dentro una storia fino a quel punto.
Giona innamorato non se lo poteva figurare nessuno, nemmeno lui, Giona col cuore infranto senza la sua bella faceva ridere solo a pensarci. Ma quella donna aveva qualcosa per lui, il potere di tenerlo legato a un filo che non riusciva a spezzare.
Giona il serpente così scese a patti con il suo orgoglio e dopo un anno la sposò. 
Fu un bel matrimonio e un bel viaggio di nozze a seguire. Giona era soddisfatto, la gatta furba sorrideva con aria languida, sembrava proprio una gatta che ha rubato il lardo senza lasciarci lo zampino.
I primi tempi di un matrimonio sono sempre belli, l'amore e tutto il resto, e lo furono anche per Giona e la moglie. Felici e innamorati, innamorati e felici.
Tutto questo andò avanti per un anno, circa. La gente non poteva credere a quel che vedeva: Giona il cinico innamorato. Giona dalle mille donne marito fedele. Qualcuno pensava a una specie di miracolo e si chiedeva se, di questo passo, avrebbe cambiato anche vita e  magari sarebbe diventato una persona migliore. 
Ma dopo un anno qualcosa, piano piano, cambiò.
Non Giona, la moglie. Cominciò ad uscire sempre più spesso in orari improbabili e con scuse ancora più strane: un amica alla quale fare compagnia la sera tardi, quando il marito usciva con gli amici e lei si sentiva sola. Una sarta che riceveva le clienti dopo le dieci di sera perché di giorno lavorava in un negozio di abbigliamento...e così via. 
Giona per un po' fece finta di crederci, dopo tanto amore e felicità non gli andava proprio di affrontare una verità diversa.
Ma la verità gridava sempre più forte e lui, ad un certo punto, non poté più far finta di non sentire.
Un giorno decise di non chiudere più gli occhi e ingaggiò un'investigatore privato.
Tremava pensando a quello che avrebbe scoperto ma lo ingaggiò, e si mise in attesa.
Dopo una settimana quell'uomo azzimato con la faccia da furetto gli presentò il resoconto.
Non avrebbe mai immaginato. Non avrebbe mai creduto. 
Non era un amante. Non era una relazione. Non era niente di ciò che si poteva pensare.
"Frequenta un certo giro...sì, insomma, inutile girarci intorno. Sua moglie, per dirla in modo elegante, offre i suoi favori per denaro."
Giona si mise a ridere perché "Che bisogno ha di far questo?" disse continuando a ridere.
"Mah, le piace, forse. Ho visto di peggio".
L'investigatore lasciò le prove sul tavolo, intascò il suo assegno e lo lasciò lì, fra l'incredulo e il basito. Dopotutto, non erano affari suoi.
Giona guardò e riguardò i documenti: dicevano di sua moglie che si divertiva a prostituirsi perché certo non ne aveva bisogno. Forse avrebbe anche pianto se non fosse stato Giona il serpente, ma era Giona, e si limitò a tremare. Gli tremavano le mani, poi la voce, quando la chiamò per chiedergliene conto.
"Non c'è, è uscita" disse la domestica. 
"Dunque è già al lavoro" pensò Giona, e un sorriso sarcastico gli piegò le labbra. 
Il giorno stava morendo lentamente dietro la collina, Giona il serpente guardava fuori e pensava a cosa le avrebbe detto quando fosse tornata, alle parole che avrebbe usato.
E su chiedeva perché una come lei potesse  sentire la necessità di fare una cosa simile: sembrava una santa con quegli occhi e quell'espressione angelica.
Poi rifletté che non era importante, in fondo lui cosa poteva pretendere? Era Giona il serpente, una come lei si intonava al suo personaggio, e non era il caso di chiedere di più.

Giona il serpente testo di Barbara.18
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